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Itinerario 51 – Follina, Tre Ponti, Fratte di Follina e Zuel di Qua – Correre e camminare sul Montello e sulle Prealpi trevigiane
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Panoramica

Siamo sulle colline pedemontane a sud di Follina per un anello che dà soddisfazione tanto a chi ama correre in percorsi trail, tanto a chi cammina, per la bellezza dei primi 5 km tutti sulla cresta boschiva delle Fratte di Follina e della Costa di Zuel con vista sulla vallata di Cison e del laghi di Revine, il Monte Cesen e le Prealpi trevigiane a sinistra e a destra la linea di colline della Perentana che si percorreranno nel ritorno.

Quasi 12 km per 350 metri di dislivello, in buona parte nel bosco.

Il percorso è ben segnalato con frecce in legno di recente posatura (agosto 2021) con il numero del sentiero (1030) o con righe rosse e bianche dipinte sulla roccia o sugli alberi

Percorreremo inizialmente per 4 km la cresta della Costa di Zuel, poi un tratto asfaltato poco trafficato, si rientrerà nuovamente nel bosco invertendo il senso di marcia percorrendo prima una strada forestale e successivamente un impegnativo single track fino a raggiungere l’abitato di Farrò; qui per una vecchia strada asfaltata chiusa la traffico si scende per poi risalire per un tratto la valle Vallata con il torrentello Ruio di Farrrò. Un ultimo e impegnativo strappo ci porterà al piccolo borgo di Col per scendere per la strada asfaltata fino alla statale che porta a Follina dove stando sulla pista ciclo pedonale che la affianca, si ritorna al punto di partenza.

Chilometraggio

12 km

Dislivello positivo

D + 350 metri

Descrizione tecnica

Usciti dal parcheggio attraversando il parco giochi, si sale lungo la strada che porta al colle di Roncavazzai (vedi indicazione su tabella in legno) attraversando un ponte in legno. Si prosegue in ripida salita fino all’ultimo tornante dove si prende a destra una stradina che entra nel bosco (segnale bianco-rosso)

Dopo un’ulteriore ripida salita inziale, si arriva sulla Costa di Zuel che si percorre tutta lungo per un sentiero ondulato con fondo a tratti compatto e altri roccioso ma sempre in un tunnel di querce secolari con piccole radure alberate. E’ certamente questa la parte più bella dal punto di vista ambientale del percorso.

Terminata la cresta, si procede per una strada asfaltata per raggiungere il borgo di Zuel di Qua dove si inverte la direzione per entrare nuovamente nel bosco della Perentana.

Superata l’osteria al Cacciatore a Zuel di Qua, all’altezza del capitello di Sant’Antonio si ha l’accesso alla strada forestale che percorre la seconda linea di colline del nostro itinerario.

Qui il percorso si sviluppa inizialmente lungo ampia strada forestale che diventa single track con passaggi impegnativi, a tratti scoscesi e con fondo scivoloso, fino a raggiungere in discesa l’abitato di Farrò.

Qui si procede per un chilometro su strada asfaltata (S.P. 152) per deviare per via San Tiziano in direzione della Parrocchiale per percorrere in discesa su asfalto la Strada Vecia de Farrò. Poco prima di raggiungere nuovamente la S.P. si gira a destra per via Vallata, una strada sterrata che costeggia il torrentello Ruio di Farrò.

Superata la cascata della Pissa …

Cascata della Pissa (qui con poca acqua – agosto 2021)

…si abbandona il sentiero principale (vedi segnalazioni) e si sale a sinistra per l’ultimo e impegnativo strappo che porta al borgo di Col.

Dal borgo si scende a valle lungo la strada asfaltata fino ad arrivare alla statale che porta a Follina utilizzando la pista ciclo pedonale che la affianca.

Prima di arrivare al punto di partenza si passa per l’antica località dei Tre Ponti

… e per l’antico maglio, visibile sul retro della trattoria

Punto di partenza

Follina, località Marcita, dal parcheggio del supermercato a ridosso della rotonda posta all’acceso sud del paese.

Profilo altimetrico

D + 350

Mappa

Traccia GPSù

Punti di interesse

Abbazia di Follina

Imponente complesso monastico collocato in centro, a ridosso della piazza principale.

La prima menzione dell’abbazia si trovava in un documento del 1127 anche se La tradizionale data di fondazione, l’anno 1146, non è di fatto supportata da fonti storiche. La sua origine va fatta, comunque, risalire a quasi mille anni fa: siamo di fronte ad un monastero ricco di storia

Il complesso si compone di un chiostro con al centro la tradizionale fontana con vasca monolitica. Le arcate sono sostenute da colonnine una diversa dall’altra come anche i capitelli, invitando il visitatore a soffermarsi ad ammirare tale ricchezza artistica. Sul chiostro si affacciano gli ambienti più importanti dell’abbazia: Sala del Capitolo, Refettorio, Biblioteca, Parlatorio.  Architettonicamente interessante è anche il Chiostrino dell’Abate del 1530, un’ala porticata con le due facciate interamente percorse da una loggetta ad archi su colonnine.

L’ambiente più importante rimane sempre l’imponente basilica con l’interno a tre navate, con copertura a capriate e diviso in cinque campate da ampie arcate a sesto acuto poggianti su semplici colonne con capitelli.

https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Santa_Maria_(Follina)

Oratorio di Santa Eurosia

Lungo l’ultimo tratto della costa, in vicinanza del borgo di Zuel di Qua si incontra questa bella chiesetta voluta dal conte Brancolino Brandolini e la costruzione venne avviata nel 1764 con il permesso del vescovo di Ceneda Lorenzo Da Ponte. All’interno si trova una tela di Egidio Dall’Oglio o forse del figlio Bartolomeo, raffigurante i Santi Eurosia, Irene e Francesco di Paola.

Il culto di Santa Eurosia, la cui festività cade il 25 giugno, si diffuse nella nostra zona nel corso del Settecento: divenne cara alla popolazione locale grazie alla sua particolare funzione di protettrice delle messi e dei raccolti, ad ella venivano rivolte le preghiere affinché li preservasse dalle intemperie, quali siccità, gelate, grandini.

L’edifico di culto si trova in un piccolo borgo di case in pietra a vista.

Chiesetta di Santa Lucia

All’inizio della strada asfaltata che porta a Zuel di Qua, leggermente sopraelevata e circondata da viti, si incontra un’altra graziosa chiesetta

La prima attestazione della sua presenza risale al 1397. .

La chiesa era dotata di proprietà fondiarie: certamente due appezzamenti, uno adiacente alla costruzione e l’altro, molto più grande, sotto la strada a sud, i quali vennero però annessi alla prebenda di san Pietro e Paolo di Mareno, con l’obbligo di officiare una messa il 13 dicembre e di offrire due candele.

Tra il 1719 e il 1720 il piccolo edificio fu ampliato con l’aggiunta del coro e forse del campanile. Risalente a questo ampliamento è la pala di Mattia Grempsel che si trova sopra l’altare e che raffigura Santa Lucia in primo piano, accanto a Sant’Agata.

Alcune donazioni testamentarie, che garantirono la celebrazione della Messa in tutte le festività ed in molti giorni feriali, testimoniano la fede e la devozione della gente del luogo sono alcune donazioni testamentarie che la chiesetta ricevette, garantendo così la celebrazione della messa in tutte le festività e in molti giorni feriali.

Dalla metà dell’Ottocento però venne a mancare il sacerdote che officiava a Zuel, sostituito dal cappellano di Rolle, che officiava nella chiesetta di Santa Lucia solo la seconda e la quarta domenica del mese.

Madonna del Sacro Calice di Roncavazzai

Lapide che ricorda il ritrovamento della statua

All’inizio del nostro percorso, pochi metri oltra la deviazione per lo stretto sentiero che porta sulla cresta di Zuel si può vedere, sotto un grande albero, una lapide: in questo preciso luogo si racconta sia stata rinvenuta la statua della Madonna.

Narra la leggenda che nell’VIII secolo, prima dell’arrivo dei monaci cistercensi che fondarono il monastero di Follina nel 1150, i benedettini nascosero sul colle di Roncavazzai l’antica scultura della Madonna con bambino, per sottrarla alle devastazioni iconoclaste. La statua rimase interrata fino all’anno Mille, quando fu rinvenuta durante l’aratura dei campi. Leggenda vuole che i buoi improvvisamente si rifiutarono di continuare ad arare, segnalando così la presenza, sottoterra, della statua della Madonna del Sacro Calice, in seguito collocata in abbazia.

Autore

Gianni Marconato

Foto di Maria Antonietta Marconato

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Di admin

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